Una domanda che ci è stata posta sul progetto DEDA : Chi sarà disposto a pagare un canone annuo, per fare esperienza in casa di opere, che poi non rimarranno di loro proprietà?

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La domanda è cruciale quindi la risposta va elaborata con cura:

il DEDA project si sviluppa su 3 fattori socio-economici. Questi fattori negli ultimi 10 anni hanno influenzato profondamente la percezione del prodotto, della cultura e del  loro consumo ed avranno un grosso impatto anche sugli anni a venire:

  • sharing economy: il concetto di un’ economia collaborativa è stato da diversi anni applicato alla condivisione di beni come mezzi di trasporto, immobili, ambienti di lavoro ed altro ed è prossimo il suo sviluppo in ambito artistico. Negli ultimi anni la shared economy ha rivoluzionato lo stile di vita dei consumatori e i sistemi di business aziendali, scardinando il  modello economico del consumismo e dimostrando che, per godere di un prodotto o un servizio non è più importante il possesso, quanto l’accesso.
  • on-demand economy: La fruizione del prodotto o del servizio avviene a partire dalla richiesta del consumatore, in questo modo si ribalta la dinamica classica per cui si porta il prodotto verso il consumatore.
  • tecnologia digitale: restando specificamente in ambito artistico, la percezione dell’ oggetto artistico e del suo prestigio potrebbe essere smorzata dalla facilità di riproduzione digitale, tuttavia tale facilità di riproduzione, permette anche una diffusione veloce d’ informazioni, semplificando la comunicazione tra individui della medesima community e restituendo quindi all’oggetto la dovuta attenzione da parte di un gruppo ben informato.

Fondendo insieme questi tre fattori, nasce l’idea di un circuito di opere che entrano alternatamente ( una al mese) nelle 24 case degli ospitanti, per poi spostarsi nella casa successiva.

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Inoltre viene da sé che: avere l’opera in casa, può fornire un buon pretesto per contattare l’artista, porgli domande, chiedere un catalogo ed invitarlo casa. Un circuito di questo tipo inoltre, permette di conoscere il lavoro di artisti altrimenti non facili da avvicinare, come per esempio:

  • artisti locali già conosciuti a Ravenna, che tuttavia espongono di rado in città.
  • artisti locali emergenti che non collaborano con gallerie ravennati e perciò raramente espongono in zona.
  • giovani artisti locali di talento che non hanno ancora avuto modo di dar risonanza al loro lavoro, nella loro città
  • artisti stranieri che non si sono ancora avvicinati alla città di Ravenna.

Il valore di questa iniziativa, non è solo nell’opera che entra in casa quindi, ma anche in tutta la rete di opportunità che gli gravita attorno: il fermento artistico cresce con l’aumentare dei contatti, ma soprattutto con l’aumentare di relazioni virtuose tra le parti.   Non solo gli artisti traggono beneficio dalla vicinanza di altri artisti, ma anche i collezionisti d’arte o gli appassionati d’arte si contaminano ed ispirano a vicenda. Le giovani generazioni, prendono come primo esempio, l’ambiente che le circonda ed ogni elemento esterno diventa stimolo e motivazione per il loro futuro. Inoltre un progetto innovativo e sperimentale come il DEDA project, porta prestigio anche alla città che lo ha incubato, dimostrando di essere abitata da persone sensibili all’arte e alle nuove proposte.

Rispondendo infine alla domanda iniziale : Parteciperà chiunque sia dotato di curiosità, intraprendenza,coraggio di sperimentare e voglia di interagire con la rete artistica della sua città. E ad ogni modo, per ogni opera che lascerà la casa, una nuova arriverà 😉

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